No, l’Unione europea non ha vietato la “carne sintetica”

Lo ha sostenuto il ministro Lollobrigida, travisando però le nuove misure approvate dal Parlamento europeo sui nomi dei prodotti legati alla carne 
ANSA
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Il 17 giugno il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha pubblicato su Instagram un post sulla cosiddetta “carne sintetica”, rivendicando sul tema una vittoria del governo Meloni. Impropriamente, con l’espressione “carne sintetica” si indica la carne coltivata, ossia quella prodotta in laboratorio a partire da cellule animali. 

«Siamo stati i primi al mondo a vietare la produzione e il commercio della carne sintetica», ha scritto Lollobrigida nella descrizione del post. La frase accompagna una grafica in cui si legge: «Da Europarlamento stop a carne sintetica e meat sounding» e, più sotto, «avevamo ragione noi! L’Europa segue l’esempio italiano». Il riferimento è al voto del 16 giugno con cui il Parlamento europeo ha approvato nuove misure per rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera alimentare. Su questo Lollobrigida ha lasciato intendere che il Parlamento europeo abbia seguito la linea del governo italiano e che abbia vietato di fatto la carne coltivata.
Ma è davvero così? Abbiamo verificato e le cose non stanno come dice Lollobrigida. È vero che il Parlamento europeo ha approvato nuove regole che limitano l’uso di alcune denominazioni legate alla carne per prodotti che non contengono carne. Non è vero, però, che l’Unione europea abbia vietato la produzione o la commercializzazione della carne coltivata.

Il voto del Parlamento europeo

Come detto, il 16 giugno il Parlamento europeo ha approvato una proposta di regolamento per rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera alimentare. Il testo, che non è ancora definitivo perché dovrà essere approvato anche dal Consiglio dell’Unione europea, interviene su diversi aspetti: dai contratti tra agricoltori e acquirenti al ruolo delle organizzazioni di produttori, fino ad alcune norme sull’etichettatura dei prodotti agricoli.

All’interno del provvedimento c’è anche una novità sulle parole che possono essere usate per indicare la carne. Il Parlamento europeo ha definito la “carne” come l’insieme delle «parti commestibili degli animali» e ha stabilito che alcuni termini possano essere usati solo per i prodotti che la contengono. Tra questi ci sono, per esempio, beef (manzo), pork (maiale), chicken (pollo), steak (bistecca), ribs (costine) e bacon (pancetta). Se approvate definitivamente, queste parole non potranno essere usate per prodotti che non contengono carne, inclusi quelli ottenuti in laboratorio o da colture cellulari, come la carne coltivata (o “sintetica”). 

Va infatti precisato che il testo non è ancora in vigore: l’accordo provvisorio dovrà prima essere approvato dal Consiglio dell’Unione europea.

Che cosa dice la legge italiana

Prima di verificare se il Parlamento europeo abbia davvero seguito «la linea italiana tracciata dal governo Meloni», come sostiene Lollobrigida, bisogna chiarire quale sia questa linea.

Il riferimento è una legge del 2023, approvata definitivamente dal Parlamento a novembre di quell’anno ed entrata in vigore il mese successivo. Il disegno di legge era stato presentato dal governo, su iniziativa del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del ministro della Salute Orazio Schillaci. 

La legge italiana vieta agli operatori del settore alimentare e dei mangimi di mettere in commercio, importare, produrre per esportare, distribuire, somministrare o promuovere per uso alimentare prodotti ottenuti da «colture cellulari o di tessuti derivanti da animali vertebrati». In altre parole, viene vietata in Italia la produzione e la vendita della carne coltivata. L’obiettivo dichiarato dalla legge è, tra le altre cose, quello di tutelare «gli interessi dei cittadini» e di «preservare il patrimonio agroalimentare» italiano.

La stessa legge si occupa anche del cosiddetto “meat sounding”, cioè l’uso di nomi e parole legate alla carne per prodotti che non la contengono. In particolare, per i prodotti composti esclusivamente da proteine vegetali, la legge vieta di usare denominazioni riferite alla carne, richiami a specie animali e termini tipici della «macelleria, della salumeria o della pescheria».

Su quest’ultimo punto, il testo votato dal Parlamento europeo va in una direzione simile a quella della legge italiana, prevedendo che alcune parole legate alla carne possano essere usate solo per i prodotti che la contengono.

Nessun divieto europeo alla carne coltivata

Dunque, il post di Lollobrigida parte da un fatto reale: il Parlamento europeo ha approvato nuove regole sulle denominazioni dei prodotti alimentari. Se il testo entrerà in vigore, alcune parole legate alla carne potranno essere usate solo per i prodotti che la contengono, e non per quelli ottenuti da colture cellulari.

Questo però non significa che l’Unione europea abbia vietato la carne coltivata. Nel testo votato il 16 giugno non c’è nessuno “stop” alla produzione, alla vendita o alla commercializzazione di questi prodotti. La norma riguarda il modo in cui possono essere chiamati, non la possibilità di produrli o venderli. Per questo, il Parlamento europeo ha seguito la linea italiana solo in parte. Si è mosso in una direzione simile sul tema delle denominazioni, ma non ha ripreso il divieto introdotto dall’Italia sulla produzione e sulla vendita della carne coltivata. Inoltre, il testo europeo dovrà prima essere approvato dal Consiglio dell’Unione europea per entrare in vigore.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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