Il 7 ottobre il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ribadito che il governo ha raggiunto l’obiettivo europeo previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per l’attivazione delle Case di Comunità (CDC). «Ne sono state aperte più di 1.200 su tutto il territorio nazionale. Abbiamo raggiunto i target che erano previsti dal PNRR e stanno entrando in pieno funzionamento», ha detto (min. -55:23) il ministro durante il programma Uno Mattina su RAI 1.
Il traguardo europeo prevedeva l’attivazione dei servizi obbligatori in almeno 1.038 Case di Comunità entro giugno, nell’ambito di un investimento finanziato dal PNRR con due miliardi di euro. Ma, secondo Schillaci, il governo sarebbe andato anche oltre: «Non ci siamo fermati al minimo: nella programmazione ne abbiamo previste oltre 1.400».
Per capire quali servizi siano oggi effettivamente disponibili nelle strutture, però, mancano dati pubblici aggiornati. Il tema non è nuovo: in Italia si parla da più di vent’anni di strutture simili, come le cosiddette “Case della Salute”. L’obiettivo è rafforzare la medicina territoriale, cioè avvicinare i servizi sanitari ai cittadini, permettendo loro di ricevere assistenza senza doversi necessariamente rivolgere agli ospedali. In questo modo si punta anche a ridurre gli accessi ai pronto soccorso per i problemi di salute meno gravi, alleggerendone il carico di lavoro.
Ma che cosa sappiamo dell’effettivo funzionamento delle Case di Comunità?
Il traguardo europeo prevedeva l’attivazione dei servizi obbligatori in almeno 1.038 Case di Comunità entro giugno, nell’ambito di un investimento finanziato dal PNRR con due miliardi di euro. Ma, secondo Schillaci, il governo sarebbe andato anche oltre: «Non ci siamo fermati al minimo: nella programmazione ne abbiamo previste oltre 1.400».
Per capire quali servizi siano oggi effettivamente disponibili nelle strutture, però, mancano dati pubblici aggiornati. Il tema non è nuovo: in Italia si parla da più di vent’anni di strutture simili, come le cosiddette “Case della Salute”. L’obiettivo è rafforzare la medicina territoriale, cioè avvicinare i servizi sanitari ai cittadini, permettendo loro di ricevere assistenza senza doversi necessariamente rivolgere agli ospedali. In questo modo si punta anche a ridurre gli accessi ai pronto soccorso per i problemi di salute meno gravi, alleggerendone il carico di lavoro.
Ma che cosa sappiamo dell’effettivo funzionamento delle Case di Comunità?