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Che cosa prevedono le regole europee sulla flessibilità richiesta dall’Italia

Il governo Meloni vuole margini di spesa più ampi per far fronte all’inflazione, ma si tratta di una richiesta distinta dalla clausola per difesa ed energia
ANSA
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Lunedì 12 ottobre, intervenendo all’assemblea di Assolombarda, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata a parlare di flessibilità. «Quando abbiamo approvato i piani nazionali di bilancio, l’Europa lo ha fatto basandosi su un’inflazione programmata dell’1,8 per cento, ma oggi l’inflazione è molto più alta», ha detto Meloni, sostenendo che in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre porterà «personalmente» la questione sul tavolo.

In sostanza, il governo italiano sostiene che l’aumento dei prezzi stia facendo crescere alcune spese dello Stato più di quanto previsto e chiede che l’Unione europea ne tenga conto quando valuta il rispetto delle regole europee sui bilanci pubblici. Ma che cosa chiede esattamente l’Italia? E che cosa prevedono le regole europee sulla flessibilità?

Per capirlo bisogna distinguere due richieste del governo Meloni: una riguarda le spese per difesa ed energia, che ha già ricevuto una valutazione favorevole dalla Commissione UE; mentre l’altra, attualmente in discussione, riguarda gli effetti dell’inflazione sui conti pubblici.

Le richieste dell’Italia

La richiesta di maggiore flessibilità legata all’inflazione non è una novità degli ultimi giorni. Già a fine settembre, la presidente del Consiglio aveva annunciato l’intenzione di scrivere alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere maggiore flessibilità per contrastare il caro energia.

L’8 ottobre, al termine di una riunione dei ministri delle Finanze e dell’Economia dei Paesi dell’area Euro, il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha detto che non si possono introdurre continuamente nuove deroghe alle regole di bilancio, aggiungendo che la richiesta italiana sarebbe comunque stata approfondita.

Lo stesso giorno la Commissione UE ha espresso una valutazione favorevole a un’altra richiesta italiana, quella di utilizzare un’eccezione alle regole di bilancio per finanziare alcune spese legate alla difesa e alla sicurezza energetica, la cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale.

Queste due posizioni dell’UE possono sembrare contraddittorie, ma in realtà non lo sono: la nuova richiesta di flessibilità e la clausola di salvaguardia nazionale sono due dossier distinti e vanno valutati separatamente. Per capire la differenza bisogna partire da come funzionano le regole europee sui conti pubblici.

Che cosa controlla il nuovo Patto di stabilità

Il Patto di stabilità è l’insieme di regole con cui l’Unione europea controlla i conti pubblici degli Stati membri, con l’obiettivo di evitare che deficit e debito raggiungano livelli considerati eccessivi. Il deficit si verifica quando, in un anno, lo Stato spende più di quanto incassa. Il debito pubblico, invece, è l’insieme dei debiti accumulati dallo Stato nel tempo.

Le regole europee prevedono due valori di riferimento: il deficit non dovrebbe superare il 3 per cento del Prodotto interno lordo (PIL), ossia il valore dei beni e servizi prodotti in un Paese in un anno, mentre il debito pubblico dovrebbe rimanere entro il 60 per cento del PIL.

La riforma del Patto di stabilità, entrata in vigore nel 2024, ha mantenuto invariati questi due valori, ma ha cambiato il modo in cui l’UE sorveglia i conti pubblici degli Stati membri. 

Uno degli indicatori è la cosiddetta “spesa netta” che, come abbiamo già spiegato in un precedente articolo, non coincide con tutta la spesa pubblica ma misura le uscite su cui il governo ha un controllo più diretto. Secondo l’articolo 2 del regolamento, dal calcolo sono esclusi gli interessi sul debito, la spesa per programmi interamente coperta da fondi europei, il cofinanziamento nazionale dei programmi comunitari, la componente ciclica dei sussidi di disoccupazione, le misure una tantum e le altre misure temporanee riconosciute come tali ai fini delle regole europee. Il dato viene inoltre corretto per le decisioni discrezionali sulle entrate, come l’aumento o la riduzione di un’imposta.

Ogni Stato deve presentare all’UE un piano di bilancio di medio termine. In base al regolamento, il Consiglio dell’UE stabilisce, su raccomandazione della Commissione, il percorso della spesa netta da rispettare. Questo significa che i governi non devono solo tenere sotto controllo il deficit, ma anche rispettare i limiti concordati alla crescita della spesa netta. E, come emerge dalle regole sulla procedura per disavanzo eccessivo, rispettare uno dei due parametri non rende automaticamente irrilevante l’altro.

Che cosa significa avere più flessibilità

Quando il governo parla di “flessibilità fiscale”, non si riferisce solo alle tasse. La parola “fiscale” infatti riguarda più in generale le decisioni dello Stato sulle entrate e sulle spese pubbliche. Chiedere maggiore flessibilità significa ottenere più margini per gestire il bilancio, senza incorrere nelle conseguenze previste dalle regole europee. Come chiarisce la Commissione, non si tratta però di un’autorizzazione generale a spendere senza vincoli.

Uno degli strumenti previsti è la clausola di salvaguardia nazionale. In circostanze eccezionali, fuori dal controllo dello Stato e con un forte impatto sui suoi conti, il Consiglio può autorizzare una deviazione dal percorso, che in base al regolamento non deve compromettere la sostenibilità dei conti nel medio termine.

La procedura di attivazione prevede una richiesta dello Stato, una valutazione e una raccomandazione della Commissione e, infine, una decisione del Consiglio dell’UE. Tuttavia, se un governo finanzia nuove spese facendo più deficit, quel deficit e il debito che ne deriva non “spariscono dai conti”, ma restano contabilizzati, pur cambiando il trattamento dello scostamento ai fini delle norme comunitarie.

La clausola per difesa ed energia

Nel 2025 l’UE ha aperto la possibilità di utilizzare la clausola nazionale per aumentare la spesa per la difesa, ampliando poi lo stesso meccanismo nel 2026 alle misure per la sicurezza energetica in risposta al caro energia legato alla crisi nello Stretto di Hormuz.

Come abbiamo spiegato precedentemente, la flessibilità per difesa ed energia può essere utilizzata soltanto per le categorie di spesa ammesse e nei limiti autorizzati, senza creare risorse liberamente spendibili per tutte le misure della legge di Bilancio.

L’8 ottobre il portavoce della Commissione, Balazs Ujvari, ha annunciato la valutazione favorevole sulla richiesta italiana ricevuta l’11 settembre. Inoltre, ha spiegato che l’attivazione non metterebbe a rischio la sostenibilità dei conti nel medio termine e che la richiesta dovrà essere approvata dal Consiglio dell’UE.

I miliardi “sbloccati”, dunque, non sono denaro trasferito da Bruxelles, ma margini per finanziare determinate spese nazionali nell’ambito della deviazione autorizzata.

L’inflazione può creare un problema

La seconda richiesta del governo a Bruxelles riguarda l’inflazione. Il problema nasce dal fatto che i limiti alla crescita della spesa netta concordati con l’UE sono espressi in termini nominali, cioè in euro correnti, e non sono automaticamente adeguati all’aumento dei prezzi.

Nella lettera recapitata a Ursula von der Leyen il 1° ottobre, Meloni ha sostenuto che un’inflazione superiore alle previsioni iniziali potrebbe far aumentare la spesa pubblica molto oltre i limiti concordati, e non per una nuova scelta politica. Nella richiesta italiana rientrano ad esempio le pensioni, i cui pagamenti risentono dei meccanismi di adeguamento ai prezzi.

Insomma, l’Italia chiede che l’inflazione imprevista sia considerata nel valutare il rispetto del percorso, sostenendo che uno scostamento dovuto a costi maggiori non dovrebbe essere trattato come un aumento discrezionale della spesa.

Che cosa ha detto Dombrovskis

La Commissione ha espresso cautela sulla richiesta italiana, ma la sua posizione appare più articolata di un “no” assoluto a ogni tipo di flessibilità. Il commissario all’Economia Dombrovskis ha dichiarato che «non possiamo continuare a introdurre nuove forme di flessibilità fiscale», aggiungendo che nuove eccezioni indebolirebbero la credibilità delle regole e l’impegno degli Stati a mantenere sostenibili i conti.

Allo stesso tempo, il commissario ha affermato che il quadro vigente contiene già strumenti per considerare l’inflazione e il suo impatto sulla spesa netta, garantendo comunque che avrebbe «esaminato» le richieste dell’Italia.

Come ricostruito da Reuters, le pressioni inflazionistiche infatti sono già considerate nella valutazione complessiva dei «fattori rilevanti» quando la Commissione verifica il rispetto delle regole. La distinzione, pertanto, è tra una nuova eccezione – su cui Bruxelles si mostra cauta – e l’applicazione caso per caso dei margini esistenti.

La procedura sul deficit è una questione distinta

Sullo sfondo del dialogo tra Italia e Unione europea c’è poi un altro obiettivo del governo Meloni: la fuoriuscita dalla procedura per disavanzo eccessivo aperta nel 2024.

Dopo la pubblicazione dei dati Istat di settembre, il deficit italiano del 2025 è stato pari al 3,1 per cento del PIL, impedendo l’uscita anticipata dalla procedura. Il governo punta ora a un deficit del 2,9 per cento nel 2026, ma questa resta una previsione, da verificare con i dati sull’intero anno.

La permanenza nella procedura non impedisce di chiedere la clausola di salvaguardia e, allo stesso modo, l’attivazione della clausola non equivale alla chiusura della procedura. La clausola autorizza determinate deviazioni temporanee dal percorso della spesa, mentre per chiudere la procedura le istituzioni europee devono accertare la correzione del disavanzo eccessivo secondo le regole previste. In ogni caso, anche dopo l’uscita dalla procedura resterebbe valido il percorso della spesa netta concordato con l’UE.

Che cosa è stato deciso, e che cosa no

Sulla richiesta italiana di utilizzare la clausola di salvaguardia per difesa ed energia, la Commissione ha espresso una valutazione favorevole, ma resta necessaria l’approvazione del Consiglio dell’UE. A rimanere aperta, invece, è la richiesta aggiuntiva di maggiore flessibilità legata all’inflazione, proprio quella che Meloni ha dichiarato di voler sollevare a Bruxelles.

Martedì 13 ottobre, durante il consueto briefing per la stampa internazionale a Bruxelles, è stato di nuovo il portavoce Ujvari a confermare che la Commissione sta esaminando le lettere ricevute dall’Italia. Pur senza anticipare le conclusioni, Ujvari ha ricordato i margini già introdotti per difesa ed energia, aggiungendo che il Patto di stabilità consente già una certa flessibilità per affrontare «specifici scenari di inflazione elevata», sulla base però di «un’analisi caso per caso».

Il punto da chiarire, dunque, sarà come la Commissione intende valutare le nuove richieste dell’Italia, alla luce dei margini offerti dalle regole vigenti, che la Commissione descrive come fondate su «disciplina e sostenibilità di bilancio».

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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