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Che cosa vuole fare il governo con la prossima legge di Bilancio

Secondo il nuovo DPB, la manovra per il 2027 dovrebbe valere 23,5 miliardi di euro e si concentrerà su famiglie, imprese e difesa, anche se i dettagli sono ancora da chiarire
Ansa
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Il 13 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di bilancio (DPB) per il 2027, che contiene le principali indicazioni sulla prossima legge di Bilancio. Il documento, preparato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stato inviato alla Commissione europea, che dovrà valutare la coerenza dei programmi del governo con le regole dell’Unione europea sui conti pubblici.

Dal DPB emerge che la prossima manovra dovrebbe valere circa 23,5 miliardi di euro. Le risorse saranno destinate soprattutto alle famiglie, alle imprese, alle infrastrutture e alla difesa. Una parte della manovra sarà finanziata attraverso nuove entrate e risparmi di spesa, tra cui un contributo di circa 5 miliardi di euro a carico del settore finanziario.

Il documento conferma le previsioni economiche già contenute nel Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP), approvato all’inizio di ottobre, ma aggiunge un elemento importante: una prima ripartizione delle risorse che il governo intende utilizzare nei prossimi tre anni e delle coperture necessarie per finanziare gli interventi. Vediamo che cosa c’è nel documento e che cosa sappiamo, per ora, della prossima manovra.

23,5 miliardi di euro

La prossima legge di Bilancio dovrebbe valere complessivamente circa 23,5 miliardi di euro nel 2027. La cifra non compare esplicitamente nel DPB, ma si può ricavare da una tabella in cui il Ministero dell’Economia ha quantificato il costo delle misure in percentuale del Prodotto interno lordo (PIL). Nel complesso, gli interventi previsti dal governo per il 2027 valgono lo 0,98 per cento del PIL, equivalente per l’appunto a circa 23,5 miliardi di euro.
Lo 0,98 per cento del PIL si ottiene sommando gli “impieghi” previsti per il 2027 – Fonte: DPB 2027
Lo 0,98 per cento del PIL si ottiene sommando gli “impieghi” previsti per il 2027 – Fonte: DPB 2027
La voce più consistente riguarda le politiche per la famiglia e la spesa sociale, a cui saranno destinate risorse pari allo 0,21 per cento del PIL, ossia circa 5 miliardi di euro. Seguono la difesa, con 4,6 miliardi, il sostegno alle imprese, con 3,4 miliardi, e gli investimenti nelle infrastrutture, con 3,1 miliardi. Alla sanità saranno destinati 2,4 miliardi di euro, mentre gli interventi fiscali varranno circa 2,2 miliardi. Il governo ha previsto inoltre poco meno di miliardi per il cosiddetto fondo sentenze, destinato a coprire oneri derivanti da decisioni giudiziarie, e altre risorse per gli enti territoriali e ulteriori interventi.

Questi importi sono indicativi, perché il DPB presenta le cifre arrotondate in percentuale del PIL. Il documento non specifica ancora nel dettaglio quali agevolazioni fiscali saranno introdotte, come saranno distribuite le risorse alle famiglie o quali singoli progetti infrastrutturali verranno finanziati. C’è poi un’altra precisazione importante: i 23,5 miliardi di euro rappresentano il valore lordo degli interventi, non il maggiore deficit prodotto dalla manovra. Il governo prevede infatti di finanziare una parte delle misure attraverso nuove entrate e risparmi di spesa.

Secondo la tabella del DPB, le coperture previste per il 2027 valgono complessivamente lo 0,43 per cento del PIL, ossia poco più di 10 miliardi di euro. Sottraendo queste risorse dal costo degli interventi, e tenendo conto degli arrotondamenti, la manovra peggiorerà il saldo di bilancio dello 0,54 per cento del PIL, equivalente a circa 13 miliardi di euro. Nel 2028 l’impatto netto sul deficit sarà pari allo 0,56 per cento del PIL, mentre nel 2029 scenderà allo 0,15 per cento. Questi numeri non indicano il valore complessivo delle manovre che saranno approvate nei prossimi anni, ma gli effetti previsti degli interventi attualmente programmati.

Da dove arriveranno i soldi

Il DPB fornisce anche una prima indicazione sulle coperture della legge di Bilancio. La voce più importante riguarda il settore finanziario, dal quale il governo prevede di ottenere nel 2027 risorse equivalenti allo 0,21 per cento del PIL, ossia 5 miliardi di euro. Si tratta di un contributo che dovrebbe interessare banche e assicurazioni, anche se il documento non chiarisce ancora quali strumenti saranno utilizzati per raccogliere queste entrate, né come saranno distribuiti gli oneri tra gli operatori del settore.

Il governo conta di ottenere risorse dal settore finanziario anche negli anni successivi, mentre un’altra parte delle coperture arriverà dalla revisione della spesa dei ministeri, che dovranno risparmiare più o meno 1,5 miliardi di euro l’anno da qui al 2029. Sono previsti inoltre 700 milioni di euro di entrate provenienti da misure in materia di giochi e scommesse e a queste risorse si aggiungono altre entrate e riduzioni di spesa, che nel documento sono indicate in modo aggregato, senza specificare i singoli interventi.

Nella legge di Bilancio il governo dovrà dunque definire quali misure comporteranno effettivamente nuove entrate e quali capitoli della spesa pubblica subiranno riduzioni. La tabella del DPB permette di capire la distribuzione generale delle risorse, ma non ancora gli effetti delle singole misure sui contribuenti.

Più spese per la difesa e per l’energia

Uno degli aspetti più importanti del documento riguarda il ricorso alla flessibilità europea. Come abbiamo spiegato, le regole dell’Unione europea impongono agli Stati membri di rispettare un percorso concordato di crescita della cosiddetta “spesa netta”, un indicatore che misura la spesa pubblica al netto di alcune componenti, come gli interessi sul debito e determinate spese finanziate dall’Unione europea.

In presenza di determinate condizioni, l’Unione europea può però autorizzare uno scostamento temporaneo dai limiti previsti, attraverso la clausola di salvaguardia nazionale. Il governo italiano vuole utilizzare questo meccanismo per finanziare nuove spese nella difesa e nella sicurezza energetica. In particolare, per il 2027 e il 2028 il DPB prevede la possibilità di utilizzare fino allo 0,3 per cento del PIL all’anno per la difesa e altrettanto per gli interventi energetici. In totale, i maggiori margini potrebbero raggiungere lo 0,6 per cento del PIL in ciascuno dei due anni, pari a circa 14 miliardi di euro all’anno.

La Commissione europea ha espresso una valutazione preliminare favorevole alla richiesta italiana, ma l’attivazione della clausola richiede ancora il via libera del Consiglio dell’Unione europea. Per quanto riguarda la sicurezza energetica, il governo cita investimenti nella rete ferroviaria, nelle infrastrutture pubbliche, tra cui scuole, ospedali e università, e nei bacini idroelettrici. Sono previsti inoltre incentivi per gli impianti fotovoltaici, la produzione di biometano e la riconversione degli impianti a biogas.

È importante precisare che la flessibilità europea non equivale a un finanziamento da parte dell’Unione europea. Le spese resteranno a carico dello Stato italiano e continueranno a incidere sul deficit e sul debito pubblico. La clausola consente però di escludere determinati aumenti di spesa dalla valutazione del rispetto dei limiti europei sulla crescita della spesa netta. L’attivazione della clausola è quindi fondamentale per l’impostazione della prossima manovra, perché permetterebbe al governo di finanziare una parte degli interventi senza violare il percorso di spesa concordato con Bruxelles.

Il deficit sopra il 3 per cento

La scelta di utilizzare la flessibilità europea ha conseguenze importanti sui conti pubblici. Nel 2026 il governo prevede che il deficit scenda al 2,9 per cento del PIL, rispetto al 3,1 per cento registrato nel 2025. Questo risultato, se confermato dai dati definitivi, sarà un passaggio necessario per chiudere la procedura per disavanzo eccessivo aperta dall’Unione europea nei confronti dell’Italia nel 2024.

Nel 2027, però, il rapporto tra deficit e PIL tornerà a salire, raggiungendo il 3,4 per cento, per poi scendere al 3,2 per cento nel 2028 e al 2,3 per cento nel 2029. Senza le nuove misure previste dalla manovra, il deficit sarebbe invece pari al 2,9 per cento nel 2027. La differenza dipende soprattutto dagli interventi aggiuntivi che il governo intende finanziare utilizzando la flessibilità europea.

Secondo il governo, il percorso dei conti pubblici rimarrà compatibile con le regole europee grazie all’attivazione della clausola di salvaguardia. Il trattamento particolare riguarda però il calcolo della spesa netta: non significa che il deficit effettivo verrà ridotto contabilmente o che la soglia del 3 per cento smetterà di essere rilevante per le valutazioni europee.

Anche il debito pubblico resterà elevato. Secondo il DPB, il rapporto tra debito e PIL raggiungerà il 138,1 per cento nel 2026 e il 138,5 per cento nel 2027, prima di iniziare a diminuire. Sul dato peseranno ancora gli effetti dei crediti d’imposta legati ai bonus edilizi degli anni passati.

L’economia continuerà a crescere poco

Il DPB conferma anche le previsioni economiche contenute nel precedente documento di finanza pubblica. Nel 2026 il PIL italiano dovrebbe crescere dell’1 per cento. Per il 2027, nello scenario che comprende gli interventi programmati dal governo, la crescita prevista è dello 0,8 per cento, destinata a salire allo 0,9 per cento nel 2028 e a tornare allo 0,8 per cento nel 2029.

Senza gli interventi della manovra, nel 2027 la crescita sarebbe invece dello 0,6 per cento. Secondo le stime del Ministero dell’Economia, quindi, le misure programmate contribuiranno ad aumentare il PIL di circa 0,2 punti percentuali rispetto allo scenario a legislazione vigente. Si tratta comunque di una crescita contenuta, in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, rincari energetici e condizioni finanziarie meno favorevoli.

Che cosa manca ancora

Il nuovo DPB permette di avere un quadro più preciso della prossima legge di Bilancio rispetto a quello disponibile all’inizio di ottobre. Ora sappiamo che la manovra dovrebbe valere circa 23,5 miliardi di euro, quali saranno le principali destinazioni delle risorse e da dove arriverà una parte delle coperture. Ma, come dicevamo, il documento non contiene ancora tutte le informazioni necessarie per valutare i singoli provvedimenti.

Per esempio, sappiamo quanto il governo intende destinare complessivamente alle famiglie e alla spesa sociale, ma non come queste risorse saranno ripartite tra eventuali bonus, trasferimenti e altre misure. Lo stesso vale per le agevolazioni fiscali, gli interventi sulla sanità e il sostegno alle imprese. Anche le coperture, a partire da quelle a carico del settore finanziario, dovranno essere definite in modo più preciso.

Come avevamo già raccontato, il governo si trova in una situazione in cui i margini per aumentare la spesa ordinaria sono limitati. Il nuovo DPB conferma questa situazione: una parte importante degli interventi programmati dipenderà dalla possibilità di utilizzare la flessibilità europea per la difesa e l’energia. Lo stesso documento precisa che la definizione delle misure che entreranno nella legge di Bilancio dipenderà anche dall’esito delle interlocuzioni con le autorità europee sull’attivazione della clausola di salvaguardia.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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